Alcuni cani particolarmente intelligenti sono in grado di compiere qualcosa che ricorda molto il modo in cui i bambini imparano a parlare: riescono ad apprendere il nome di nuovi oggetti semplicemente ascoltando le conversazioni dei loro proprietari. Questa capacità sorprendente è stata osservata e studiata da un gruppo internazionale di ricercatori guidati dall’etologa Claudia Fugazza della Eötvös Loránd University di Budapest. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Science.

Il fenomeno ricorda da vicino il modo in cui i bambini tra i 18 e i 23 mesi imparano nuove parole. In quella fase dello sviluppo, i piccoli spesso associano il nome di un oggetto al suo significato semplicemente ascoltando gli adulti parlare. Secondo i ricercatori, alcuni cani particolarmente dotati potrebbero utilizzare meccanismi cognitivi simili. Non si tratta quindi del classico addestramento, basato su comandi diretti e ricompense, ma di una forma di apprendimento passivo: l’animale osserva e ascolta conversazioni che non sono rivolte a lui, e da quelle ricava informazioni.

Per verificare questa ipotesi, gli studiosi hanno coinvolto dieci cani considerati particolarmente abili nell’apprendere parole. Gli animali sono stati sottoposti a due diversi esperimenti. Nel primo, i proprietari interagivano direttamente con i loro cani, mostrando due nuovi giocattoli e ripetendone più volte il nome. Nel secondo esperimento, invece, i cani osservavano i loro proprietari parlare degli stessi oggetti con un’altra persona. In questo caso l’animale non veniva coinvolto direttamente nella conversazione: semplicemente ascoltava.

In entrambe le situazioni, i nomi dei giocattoli venivano pronunciati per circa otto minuti complessivi, suddivisi in brevi sessioni. Nonostante il tempo relativamente limitato, i risultati sono stati notevoli: sette cani su dieci hanno dimostrato di aver imparato correttamente i nomi dei nuovi oggetti, anche quando non li vedevano mentre venivano nominati.

Per rendere la prova ancora più impegnativa, i ricercatori hanno nascosto i giocattoli in una cesta e hanno pronunciato i loro nomi solo quando non erano visibili. In questo modo parola e oggetto risultavano separati nel tempo. Nonostante ciò, molti cani sono comunque riusciti a riconoscere e recuperare l’oggetto giusto.

Questo risultato suggerisce che la capacità di imparare ascoltando conversazioni altrui potrebbe non essere una caratteristica esclusiva degli esseri umani. Secondo gli studiosi, potrebbe basarsi su meccanismi socio-cognitivi più generali, condivisi da specie diverse. La scoperta apre nuove prospettive nello studio dell’intelligenza animale e delle possibili connessioni evolutive tra le diverse forme di apprendimento.

Gli autori dello studio sottolineano però un aspetto importante: cani con questa abilità sono estremamente rari. Il talento sembra dipendere da una combinazione complessa di fattori genetici, esperienze individuali e stimoli ambientali. In altre parole, non tutti i cani possono sviluppare questo tipo di apprendimento, e gli esemplari osservati rappresentano casi particolari.

La loro esistenza, tuttavia, mostra quanto il potenziale cognitivo dei cani possa essere più ampio di quanto si pensasse. Alcuni proprietari, per esempio, stimolano questa capacità attraverso il gioco e l’interazione quotidiana con oggetti diversi, come set di giocattoli pensati per l’attività mentale del cane, ad esempio il Outward Hound Hide A Squirrel Puzzle Toy, spesso utilizzato negli esercizi di ricerca e riconoscimento degli oggetti. Attività di questo tipo possono aiutare a stimolare curiosità, memoria e attenzione.

In definitiva, i risultati indicano che le capacità cognitive di alcuni cani possono essere molto più sofisticate del previsto, aprendo nuove strade per lo studio del comportamento animale e per lo sviluppo di metodi di educazione e interazione sempre più consapevoli.

 

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