Sui banchi della grande distribuzione italiana sta facendo la sua comparsa un ortaggio che promette di riconciliare con le verdure verdi anche i palati più diffidenti. Si chiama Bimi, assomiglia a un broccolo ma non lo è, e sta conquistando chef, sportivi e consumatori attenti alla salute grazie a caratteristiche che lo rendono unico nel suo genere.

Si tratta di un incrocio tra un broccolo classico e il kaylan, una brassicacea asiatica conosciuta anche come Gai Lan, diffusa soprattutto tra Cina e Vietnam. Il risultato è un ortaggio dall’aspetto elegante, caratterizzato da uno stelo lungo completamente edibile e da cime dal sapore dolce con un lieve accenno piccante. E il nome stesso, che in giapponese indica “qualcosa di saporito”, anticipa le sue qualità organolettiche.

Creato e brevettato da Sakata, multinazionale giapponese specializzata in innovazione agricola, il Bimi ha già conquistato diversi mercati europei. In Spagna, dove si concentrano le principali coltivazioni del continente, così come in Portogallo, Francia e Regno Unito, dove viene commercializzato con il nome Tenderstem, questo ortaggio è ormai una presenza consolidata nei supermercati e nei menu dei ristoranti.

In Italia il prodotto è arrivato tre anni fa con un primo lancio esplorativo, seguito da una stagione di commercializzazione di prova lo scorso anno che ha dato risultati incoraggianti. Ma dove trovarlo effettivamente? Ad oggi il Bimi è disponibile presso i punti vendita di alcune catene della grande distribuzione, come Esselunga, Conad e Coop, prevalentemente nelle regioni del Nord-Ovest.

Una novità interessante, però, riguarda la produzione nazionale. Se inizialmente l’ortaggio presente sui banchi italiani proveniva dalla Spagna, infatti, ora comincia a essere coltivato anche in Calabria. Il clima della regione offre condizioni ideali per la crescita del Bimi, garantendo una stagionalità particolarmente lunga e caratteristiche organolettiche eccellenti. La raccolta, esclusivamente manuale, avviene dall’autunno fino a fine aprile, permettendo diversi raccolti nell’arco dell’anno.

Quali sono, però, i motivi effettivi per cui si dovrebbe consumare questo nuovo alimento? Dal punto di vista nutrizionale, il Bimi si configura come un autentico superfood. È ricco di fibre, proteine, folati e vitamine A e C, oltre a essere una fonte importante di potassio, minerale che contribuisce al mantenimento di una pressione sanguigna nei range ottimali.

Ma è in cucina che questo ortaggio rivela i suoi vantaggi più evidenti rispetto ai tradizionali broccoli. Innanzitutto, non produce gli odori sgradevoli tipici della cottura delle crucifere, un aspetto che spesso scoraggia molti consumatori. La consistenza tenera dello stelo permette una cottura rapidissima: bastano pochi minuti di sbollentatura, cottura alla piastra o al vapore per ottenere un ortaggio dal colore brillante e dalla texture piacevolmente croccante, mantenendo intatte le proprietà nutritive.

Per quanto riguarda il gusto, questo si distacca nettamente da quello dei broccoli tradizionali. Il sapore è fresco e spiccatamente vegetale, con note che richiamano più l’asparago che le altre crucifere, arricchite da accenni che ricordano i piselli mange-tout. Questa caratteristica lo rende appetibile anche per chi generalmente non ama i broccoli.

Un altro punto di forza è l’assenza totale di spreco: tutto ciò che viene confezionato nelle pratiche buste da 150 grammi è commestibile, dallo stelo alle cime. Le foglie rimangono invece sulle piante nei campi, pronte a produrre nuovi getti o a decomporsi naturalmente per arricchire il suolo, in un’ottica di sostenibilità che sta diventando sempre più importante per i consumatori.

Nonostante tutti questi aspetti favorevoli, però, resta da vincere quella che potrebbe essere la sfida più importante: riuscire a conquistare il palato dei bambini, notoriamente restii verso le verdure verdi. L’aspetto gradevole, l’assenza di odori forti e il gusto più delicato rispetto ai broccoli tradizionali potrebbero giocare a favore del Bimi in questa difficile missione educativa alimentare.

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