Duemila anni fa Plinio il Vecchio scriveva nella sua Naturalis Historia che la cannella valeva più dell’oro. E non era certo un modo di dire. Per secoli, infatti, questa corteccia profumata è stata una merce rarissima, trasportata lungo rotte commerciali misteriose e venduta a prezzi proibitivi. Gli antichi Egizi, ad esempio, la usavano nei rituali di imbalsamazione, i Greci la mescolavano al vino contro tosse e spossatezza. Era letteralmente la spezia dei re.

Oggi, invece, la spolveriamo su cappuccini e torte di mele senza pensarci troppo. Eppure dietro quel profumo caldo e familiare si nasconde una storia sorprendente, fatta di intuizioni mediche, proprietà reali e qualche rischio poco noto.

Purificava l’aria già nel Medioevo

Durante le grandi epidemie, le case dei più ricchi venivano impregnate di spezie aromatiche. Le celebri maschere dei medici della peste, con il lungo becco, ad esempio, erano riempite di erbe e cannella. L’idea era che il profumo filtrasse l’aria prima di arrivare ai polmoni.

La teoria della trasmissione, però, era sbagliata, visto che la peste si diffondeva attraverso le pulci infette, ma l’intuizione non era del tutto campata in aria. La cannella, infatti, contiene composti con proprietà antimicrobiche documentate: non è uno scudo contro le pandemie, ma ha effettivamente la capacità di inibire alcuni microrganismi. Oggi quegli stessi principi attivi sono studiati in laboratorio, con strumenti che i medici medievali non potevano nemmeno immaginare.

Può aiutare la cicatrizzazione

Un filone di ricerca recente si è concentrato sull’uso topico della cannella. Studi pubblicati su ScienceDirect, ad esempio, hanno evidenziato che i suoi composti possono ridurre l’infiammazione, contrastare alcuni patogeni, stimolare la produzione di collagene e favorire la formazione di nuovi vasi sanguigni.

In pratica, su piccole lesioni superficiali, la cannella in polvere può contribuire ad arrestare il sanguinamento e sostenere il processo di guarigione. Non è certo una bacchetta magica e non sostituisce le cure mediche, ma il meccanismo biologico alla base è concreto e oggetto di approfondimenti sempre più solidi.

Il nodo della contaminazione

C’è però un lato meno romantico. Negli ultimi anni alcuni richiami di prodotti hanno portato alla luce un problema: la possibile contaminazione da piombo. Test indipendenti negli Stati Uniti hanno rilevato in diversi marchi livelli superiori a 1 parte per milione, soglia che in alcuni Stati farebbe scattare il ritiro.

Il piombo può essere presente nel terreno oppure accumularsi a causa di inquinamento industriale nelle aree di coltivazione. Gli alberi di cannella impiegano circa dieci anni prima che la corteccia sia pronta per la raccolta: un tempo lungo, durante il quale possono assorbire metalli pesanti.

Il rischio è più serio per bambini, neonati e donne in gravidanza, categorie particolarmente sensibili agli effetti neurotossici del piombo. Per questo vale la pena scegliere produttori che effettuano controlli sistematici e che dichiarano l’origine della materia prima.

Bastoncini di cannella
Bastoncini di cannella – Fonte: Unsplash

Cassia o Ceylon? Non è solo una questione di gusto

La maggior parte della cannella in commercio appartiene a due grandi famiglie: la Cassia e la Ceylon. La differenza, però, non è solo aromatica. La Cassia, ad esempio, contiene quantità più elevate di cumarina, una sostanza che, se assunta regolarmente in dosi importanti, può affaticare il fegato.

La Ceylon, spesso chiamata cannella vera, ne contiene solo tracce ed è considerata più adatta a un consumo frequente. Le due tipologie si distinguono anche a occhio: la Ceylon ha un colore più chiaro, un sapore dolce e delicato e bastoncini composti da sottili strati arrotolati; la Cassia è più scura, intensa, con stecche spesse e compatte.

Per chi vuole orientarsi meglio tra differenze botaniche, storia e utilizzi pratici, esistono anche testi divulgativi ben fatti. Un esempio è La cannella. Storia, proprietà e usi della spezia dei re, che ricostruisce il viaggio della spezia dalle rotte antiche fino agli studi clinici contemporanei, con un capitolo dedicato proprio al tema della sicurezza alimentare e delle varietà.

Quanto usarne senza esagerare

Secondo l’American Pharmacists Association, per un adulto sano la cannella ha un buon profilo di sicurezza fino a circa 6 grammi al giorno, l’equivalente di un paio di cucchiaini. Alcuni studi clinici hanno osservato effetti positivi sul controllo della glicemia in persone con diabete o prediabete, sempre all’interno di queste quantità.

Meglio evitarla, invece, in gravidanza, per il possibile effetto stimolante sull’utero, e chiedere un parere medico se si assumono farmaci metabolizzati dal fegato.

Alla fine, la cannella resta quello che è sempre stata: una spezia potente, nel senso più ampio del termine. I re la pagavano a peso d’oro; oggi è alla portata di tutti. Ma conoscerne qualità, differenze e possibili rischi fa la differenza tra un semplice aroma in cucina e un ingrediente scelto con consapevolezza.

 

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