Pressione minima alta: Cause, sintomi e rimedi

Pressione minima alta

La pressione arteriosa è un parametro fondamentale per la salute, che andrebbe monitorato regolarmente per individuare subito eventuali anomalie. Si misura in millimetri di mercurio (mmHg) e comprende due valori: la pressione sistolica massima e la diastolica minima.

Mentre l’ipertensione è più correlata ai valori della pressione massima, di recente gli esperti hanno riscontrato che anche la pressione minima alta può aumentare il rischio di problemi cardiovascolari come l’infarto.

I livelli normali di pressione arteriosa sono considerati inferiori a 120/80 mmHg. Superati i 140/90 mmHg si parla di ipertensione, una condizione che a lungo termine danneggia arterie, cuore, reni e altri organi. Spesso l’ipertensione non causa sintomi evidenti, quindi misurare periodicamente la pressione è importante. In caso di valori alti, il medico può prescrivere accertamenti diagnostici e terapie farmacologiche specifiche per riportare la pressione nella norma e ridurre il rischio di complicanze cardiovascolari e renali.

Che cosa è la pressione minima

La pressione arteriosa non è costante, ma varia durante il battito cardiaco. Quando il cuore si contrae nella fase di sistole, spinge il sangue con forza nelle arterie, facendo aumentare la pressione al suo valore massimo. Poi nella fase diastolica, quando il cuore si rilassa per riempirsi di sangue, la pressione nelle arterie si abbassa raggiungendo il valore minimo.

Questo valore di pressione minima, o pressione diastolica, corrisponde alla pressione residua nelle arterie fra un battito cardiaco e l’altro, quando il sangue è quasi fermo. Normalmente è compreso fra 60 e 80 mmHg.

Se resta elevato oltre i 90 mmHg in modo persistente, può danneggiare le arterie. Infatti a lungo andare le sottopone a un’eccessiva pressione costante, che le irrigidisce e indebolisce.

Solitamente la pressione minima alta si accompagna anche alla pressione massima elevata, configurando quadri di ipertensione. Ma in alcuni casi può manifestarsi isolatamente. In ogni caso, alterazioni stabili della pressione minima vanno indagate per capirne le cause e intervenire adeguatamente.

Gli specialisti raccomandano di monitorare periodicamente la pressione, per identificare subito eventuali valori alterati, sia sistolici che diastolici. Ciò consente di attuare prontamente misure preventive e terapie mirate per riportare la pressione arteriosa entro livelli normali, evitando complicanze cardiovascolari e altri rischi per la salute.

Quali sono le cause della pressione minima alta

Spesso non si conoscono le cause precise che portano ad un isolato aumento della pressione arteriosa minima. Nella maggioranza dei casi si manifesta in individui sani, configurando un’ipertensione idiopatica primaria.

In alcuni soggetti però si riscontra in associazione ad altre patologie o fattori, che vengono ritenuti i possibili elementi scatenanti: malattie renali, del surrene o tiroidee, diabete, obesità, ipercolesterolemia, sindromi autoimmuni. Anche malformazioni cardiache congenite possono incidere.

Diversi studi hanno evidenziato un legame tra pressione diastolica alta e abitudini di vita non salutari, come fumo, alimentazione scorretta con eccesso di grassi e sale, sedentarietà, abuso di alcol, caffeina e sostanze stimolanti. Anche lo stress e disturbi d’ansia sembrano associati.

Per chi presenta valori pressori diastolici persistentemente elevati, gli specialisti raccomandano di correggere eventuali comportamenti scorretti e sottoporsi ad accertamenti mirati per individuare patologie concomitanti da trattare. Un approccio integrato, che comprenda modifiche dello stile di vita e terapie farmacologiche se necessarie, consente di riportare la pressione nei range normali riducendo il rischio di complicanze.

Quali sono i sintomi della pressione minima alta

La pressione arteriosa minima alta solitamente è asintomatica e viene riscontrata casualmente durante controlli di routine o accertamenti effettuati per manifestazioni acute improvvise. Mal di testa, nausea, vertigini, problemi visivi, dispnea, ansia e altri disturbi possono indurre il medico ad approfondire, rilevando valori elevati di pressione minima.

In questi casi, gli specialisti tendono a monitorare l’andamento nel tempo di tale parametro pressorio. Se rimane stabilmente alto, pur in assenza di sintomi, può determinare a lungo termine complicazioni e danni d’organo, pertanto necessita di essere normalizzato.

Una pressione diastolica persistentemente elevata, infatti, sottopone il sistema cardiovascolare e gli organi nobili ad una pressione eccessiva continua. Ciò può portare a rigidità delle arterie, danno renale, retinico e cardiaco. Per questo motivo, anche in assenza di sintomi, valori pressori minimi alti e stabili richiedono accertamenti mirati e trattamento farmacologico ipotensivante, oltre a correzioni dello stile di vita. Un approccio precoce è fondamentale per la prevenzione di complicanze invalidanti o fatali.

Pressione minima alta quali possono essere le complicazioni

La pressione arteriosa minima alta implica che il sangue esercita sempre una pressione eccessiva sulle pareti arteriose, anche nella fase diastolica quando il cuore è a riposo. Di conseguenza i vasi sanguigni risultano sotto tensione costante, senza sollievo.

Non essendo strutturate per reggere tale carico continuo, le arterie vanno incontro ad irrigidimento e perdita di elasticità nel tempo. Ciò le rende più fragili e suscettibili a rotture e lesioni.

Il processo di indurimento arterioso dovuto alla pressione alta prolungata è detto aterosclerosi. Esso comporta ispessimento della parete dei vasi e formazione di placche ateromasiche, costituite da lipidi e proteine con accumulo di colesterolo.

Gli ateromi possono trasformarsi in elementi ostruttivi che rallentano il flusso sanguigno, fino a determinare stenosi del lume arterioso. Tutto ciò espone a maggior rischio di eventi ischemici acuti come infarto e ictus.

Per tale motivo, anche in assenza di sintomi, valori pressori diastolici persistentemente elevati vanno individuati e corretti tempestivamente, per scongiurare complicanze cardiovascolari e cerebrovascolari potenzialmente fatali.

Rimedi tradizionali per la pressione minima alta

La terapia tradizionale per la pressione arteriosa alta è volta ad abbassare complessivamente i valori pressori, sia sistolici che diastolici. Gli interventi cardine sono la dieta ipocalorica, l’esercizio fisico regolare e la terapia farmacologica con farmaci ipotensivi.

Tuttavia risulta difficile incidere in modo selettivo sulla sola pressione minima, quando questa è isolatamente elevata. I trattamenti agiscono su entrambe le componenti pressorie, massima e minima. Ciò rappresenta una sfida terapeutica, anche perché nella maggior parte dei casi l’aumento isolato della pressione diastolica non ha una causa nota.

Gli specialisti stanno sperimentando nuovi approcci farmacologici mirati ad agire prefereribilmente sui valori pressori minimi. Inoltre, si punta a identificare meglio le cause scatenanti, per impostare trattamenti personalizzati. L’obiettivo è riportare selettivamente nella norma la pressione minima, laddove alterata, prevenendo i danni ad arterie, cuore, cervello e reni che essa può provocare se non adeguatamente controllata.

Trattamento osteopatico per la pressione minima alta

Studi recenti evidenziano che il trattamento osteopatico può essere molto efficace nel controllo dell’ipertensione diastolica. L’osteopatia agisce in modo globale riequilibrando le strutture profonde dell’organismo, come il sistema cranio-sacrale e fasciale, a cui paiono legate le funzioni neurovegetative.

Non esistono manovre specifiche per normalizzare la pressione minima, ma si opera sul riequilibrio complessivo della persona. In questo modo si favorisce anche la regolazione di parametri neurovegetativi come la pressione. Ciò perché i meccanismi interni che governano queste funzioni sono ancora poco chiari, quindi è difficile agire su di essi in modo diretto e mirato.

Si osserva però che quando l’organismo ritrova il proprio equilibrio dinamico-funzionale, anche valori alterati come quelli pressori minimi tendono a normalizzarsi. L’osteopata esegue una valutazione globale focalizzata soprattutto sul sistema cranio-sacrale e fasciale. Il riequilibrio osteopatico va integrato con altre strategie terapeutiche utili nel controllo della pressione. Un approccio multifattoriale e personalizzato consente di riportare nella norma la pressione minima riducendo il rischio di complicanze d’organo ad essa associate se non adeguatamente trattata.

Farmaci per la pressione diastolica elevata

Quando la pressione arteriosa minima rimane elevata in modo stabile, il medico può prescrivere una terapia farmacologica ipotensiva per riportarla nella norma. I farmaci più utilizzati sono i diuretici, che riducono il volume di liquidi in circolo permettendo al cuore di pompare con minore sforzo. Altre classi impiegate sono gli ACE-inibitori, i beta-bloccanti, i calcio-antagonisti, i bloccanti dei canali del calcio e gli antagonisti del recettore dell’angiotensina II (sartani).

La scelta del farmaco più indicato dipende da fattori come età, comorbidità, eventuali effetti collaterali. Lo specialista valuterà anche la possibilità di combinare più principi attivi a basse dosi per massimizzare l’efficacia e minimizzare gli effetti indesiderati. L’obiettivo è riportare selettivamente nella norma la pressione minima, laddove alterata, prevenendo i rischi ad essa associati per arterie, cuore, cervello e reni.

Conclusioni

Una pressione arteriosa diastolica persistentemente elevata può aumentare il rischio di patologie cardiache e altri problemi circolatori. È quindi importante monitorarla durante le visite mediche e adottare misure preventive.

Si consiglia di condurre uno stile di vita sano, con attività fisica regolare, alimentazione corretta e moderazione nel consumo di alcol, utili per mantenere valori pressori nella norma. Se ciò non basta, il medico può prescrivere farmaci specifici per controllare i livelli di pressione minima.

In presenza di valori elevati e stabili di pressione minima, è raccomandabile rivolgersi al proprio medico per approfondimenti diagnostici. Il specialista potrà valutare lo stato di salute generale ed eventuali fattori di rischio associati, per impostare il trattamento più adeguato. Un attento monitoraggio e, se necessario, una terapia farmacologica mirata consentono di riportare la pressione diastolica in un range normale, prevenendo complicanze a lungo termine. La collaborazione attiva del paziente è fondamentale per gestire al meglio questa condizione.

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