L’usanza di regalare uova a Pasqua è una tradizione talmente radicata nella cultura italiana ed europea che pochi si fermano a chiedersi da dove provenga realmente. La risposta affonda le radici in un passato molto più lontano di quanto si possa immaginare, che precede di secoli il cristianesimo e si intreccia con le credenze di antiche civiltà.
Fin dall’antichità, l’uovo ha ricoperto un valore simbolico enorme in numerose culture. In alcune tradizioni, Terra e Cielo unendosi formavano proprio un uovo, simbolo universale di vita e origine. Per gli antichi Egizi, ad esempio, rappresentava l’origine di tutto e il fulcro dei quattro elementi fondamentali: aria, acqua, terra e fuoco. Questa concezione cosmogonica attribuiva all’uovo un significato che andava ben oltre il semplice alimento.
I Persiani, invece, avevano sviluppato una tradizione particolarmente suggestiva: in primavera, quando la natura risorge dopo i mesi invernali, si regalavano uova come simbolo di nuova vita e rinascita. Questo legame tra l’uovo e il risveglio della natura spiega perché questo oggetto sia diventato centrale nelle celebrazioni primaverili di molte culture.
Con l’avvento del cristianesimo, queste tradizioni pagane non furono cancellate ma reinterpretate alla luce delle Sacre Scritture. L’uovo divenne così il simbolo che meglio coglieva il significato del miracolo della Resurrezione di Cristo, rappresentando la vita che emerge dalla morte apparente, proprio come il pulcino esce dal guscio.
L’usanza di regalarsi uova, però, si diffuse concretamente a partire dal Medioevo, in particolare in Germania. Tra la gente comune la consuetudine prevedeva la distribuzione di uova bollite, avvolte in foglie e fiori in modo che si colorassero naturalmente. Tra nobili e aristocratici invece si affermò l’abitudine di fabbricare uova decorative in materiali preziosi come argento, platino o oro.

Ma quando e come è nato l’uovo di cioccolato che oggi conosciamo? Le origini sono da ricondurre al Re Sole. A inizio Settecento, Luigi XIV fece realizzare un uovo di crema di cacao dal suo chocolatier di corte, dando il via a una tradizione che avrebbe conquistato l’Europa.
Questa tradizione arrivò fino al XIX secolo e nella Russia degli zar l’arte della fabbricazione di uova decorative raggiunse vette ineguagliabili. Il merito va all’orafo di corte Peter Carl Fabergé, incaricato dallo zar Alessandro III di preparare per la zarina delle meravigliose uova decorate. La collezione imperiale conta 52 esemplari stupefacenti, ciascuno un capolavoro di oreficeria.
Il primo uovo realizzato da Fabergé era in platino smaltato di bianco e nascondeva al suo interno un altro uovo in oro, che a sua volta conteneva altri due doni: una riproduzione della corona imperiale e un pulcino dorato. Questo concetto di uova che ne contengono altre, come matrioske preziose, rappresentava il culmine della creatività artigianale dell’epoca.
La produzione di Fabergé fu enorme e si interruppe solo nel 1918, quando la Casa venne nazionalizzata dai bolscevichi durante la Rivoluzione Russa. L’orafo non si riprese mai dallo shock e morì due anni dopo. Oltre alla sede di San Pietroburgo, Fabergé aveva distaccamenti a Mosca, Odessa, Kiev e Londra, testimoniando il successo internazionale della sua arte.
Se oggi nell’uovo di Pasqua troviamo una sorpresa, dunque, potrebbe essere proprio merito di Fabergé e della sua tradizione di inserire doni all’interno delle uova. Tuttavia non tutti concordano su questa interpretazione. Alcuni ricordano come già nel Settecento nelle zone di Torino esistesse l’usanza di inserire un piccolo dono dentro le uova di cioccolato.
Secondo questa teoria alternativa, dunque, potrebbero essere stati proprio i Piemontesi, maestri nell’arte del cioccolato, i primi a lanciare la moda delle uova pasquali con sorpresa. Una disputa affascinante tra Russia zarista e Piemonte sabaudo per la paternità di una tradizione che oggi rallegra milioni di bambini in tutto il mondo.



