La primavera porta con sé molti cambiamenti: il clima si riscalda, le giornate si allungano e gli alberi iniziano a fiorire. Ma per molte persone l’avvicinarsi di questa stagione significa soprattutto l’inizio dell’ora legale, ossia quando gli orologi verranno spostati in avanti di un’ora. Ma per quale motivo accade questo?
L’idea dietro il cambio dell’ora è quella di sfruttare al massimo la luce solare nell’emisfero settentrionale, dove le giornate iniziano ad allungarsi in primavera e si accorciano in autunno. Il concetto è che spostando gli orologi in avanti e indietro è possibile aggiungere un’ora di luce solare alla fine della giornata lavorativa. Ma i benefici di questo cambiamento sono controversi, e sono stati misurati anche degli effetti rilevabili sulla salute.
I cambiamenti stagionali nella lunghezza delle giornate dipendono dal moto di rotazione irregolare della Terra. Il nostro pianeta ruota intorno al proprio asse, che presenta un angolo relativamente costante di 23,4 gradi rispetto al percorso che compie intorno al sole. Questo significa che mentre l’equatore vede un periodo di irraggiamento solare di circa 12 ore, pressocché costante in tutto l’anno, non vale lo stesso per le aree che si trovano più a nord e più a sud.
In estate l’emisfero settentrionale è quello che risplende maggiormente di luce solare: è inclinato verso il sole, dunque le sue giornate sono più lunghe e più calde. Nel frattempo, l’emisfero meridionale, inclinato in posizione più distante dal sole, vive brevi giornate invernali. Sei mesi dopo la situazione si inverte, e l’inverno attanaglia il Nord mentre il sole illumina il Sud.

La paternità dell’ora legale è attribuita da molti a Benjamin Franklin per via di una lettera, probabilmente satirica, che scrisse per il Journal de Paris nel 1784. Fra le righe, Franklin esprimeva il suo stupore nel vedere il sole sorgere già alle sei del mattino, molto prima che la maggior parte dei parigini aprisse gli occhi. Se dovessero alzarsi col sole, scriveva, la città potrebbe risparmiare una somma enorme di candele usate nelle ore serali.
Franklin non suggerì mai il cambio dell’ora, ma propose altre divertenti soluzioni al problema: lo sparo dei cannoni per le strade per svegliare i cittadini, tasse da far pagare a chi teneva le finestre chiuse e limitazioni alla vendita delle candele. Altri attribuiscono l’idea a George Hudson, entomologo originario della Nuova Zelanda che nel 1895 suggerì un cambio di orario di due ore per avere più tempo da dedicare alla caccia degli insetti dopo il lavoro.
Poco dopo, un imprenditore britannico di nome William Willett propose un’idea simile per evitare di sprecare le ore di luce naturale, facendo arrivare la sua proposta al Parlamento d’Inghilterra nei primi anni del 1900. Ma solo quando durante la Prima Guerra Mondiale le risorse divennero scarse, la Germania decise di mettere in pratica il piano, applicando il primo giorno di ora legale nel 1916. Gli Stati Uniti seguirono presto l’esempio, e nel 1918 avvenne il primo cambio dell’ora del Paese.
Tuttavia, non tutti mettono in atto il cambio dell’ora: negli Stati Uniti, le Hawaii, gran parte dell’Arizona (esclusa la Nazione Navajo), Guam, Porto Rico, le Samoa Americane, le Isole Vergini Americane e le Isole Marianne Settentrionali hanno deciso di non applicarlo. Anche a livello globale, l’approccio all’ora legale non è uniforme: la maggior parte dell’America del Nord, dell’Europa, della Nuova Zelanda e di alcune regioni del Medio Oriente applicano l’ora legale, pur avendo date di inizio e fine differenti.
Nella maggior parte dei centri abitati di Africa e Asia le lancette dell’orologio non vengono spostate. L’America del Sud e l’Australia, invece, sono divise sulla questione. L’applicazione di tale pratica in una determinata regione dipende, in parte, dalla distanza a cui questa si trova dall’equatore. I Paesi più lontani registrano una differenza più pronunciata nella lunghezza delle giornate estive e invernali, ed è più probabile che applichino l’ora legale.
Per qualche anno, la posizione dell’Europa sembrava sul procinto di cambiare: nel 2019 l’Unione Europea aveva deciso di porre fine all’obbligo dell’ora legale mediante votazione, ma l’attuazione della decisione era stata sospesa. Gli Stati membri avrebbero poi dovuto decidere entro il 2021 se mantenere l’orario estivo o quello invernale, ma le negoziazioni si erano arenate a causa della Brexit e della pandemia di COVID-19.
Negli anni successivi la proposta è stata rinnovata con l’obiettivo soprattutto di ridurre i consumi energetici, a seguito dell’invasione dell’Ucraina, ma non ha mai trovato un consenso unitario. A febbraio del 2025, la proposta è stata definitivamente ritirata senza nessuna volontà di ripresentarla in seguito.
Per molti, però, il cambio è fastidioso, provoca riunioni mancate e cittadini assonnati. Ma gli effetti potrebbero essere anche più gravi. In corrispondenza dello spostamento delle lancette in avanti alcuni studi hanno rilevato un aumento degli attacchi di cuore, che invece diminuirebbero leggermente in concomitanza del cambio opposto. Altri studi hanno evidenziato un incremento degli incidenti stradali e una riduzione della produttività lavorativa nei giorni immediatamente successivi al cambio dell’ora.
Nonostante questi effetti documentati sulla salute e sul benessere delle persone, l’ora legale continua a essere applicata nella maggior parte dei Paesi europei e in molte altre nazioni del mondo. Il dibattito sui suoi reali benefici economici ed energetici rimane aperto, mentre milioni di persone continuano due volte l’anno a spostare le lancette dei propri orologi, perdendo o guadagnando quell’ora che può fare la differenza tra una giornata produttiva e una di stanchezza.



