Secondo la Global Sleep Survey, indagine internazionale sulla qualità del sonno pubblicata a marzo 2026, oltre la metà degli intervistati ha dichiarato di riuscire a dormire bene soltanto quattro notti alla settimana o anche meno. Il dato più significativo riguarda però un divario di genere evidente: ad avere i maggiori problemi a riposare sono le donne.
Condotta su 30mila persone provenienti da tredici paesi, l’indagine ha rilevato che il 48% delle donne fatica ad addormentarsi, contro il 42% degli uomini. Ancora più preoccupante il fatto che oltre la metà di queste, contro il 46% degli uomini, ha dichiarato di svegliarsi senza sentirsi riposata almeno una o due notti alla settimana.
Anche in Italia è stata riscontrata questa differenza, con le donne che soffrono maggiormente di insonnia cronica, una patologia per cui la difficoltà ad addormentarsi e i risvegli durante la notte o prima del tempo si verificano per almeno tre notti alla settimana e per più di tre mesi consecutivi.
Secondo un’indagine pubblicata nel 2025 e condotta su duecento donne tra i 40 e i 60 anni, più del 60% ha affermato che i disturbi del sonno incidono sulla qualità della propria vita, dalla capacità di fare attività fisica e seguire un’alimentazione regolare allo svolgere compiti quotidiani fino a quella di guidare. Soltanto 2 su 5 sono però consapevoli che al loro problema corrisponde una diagnosi.

Il divario di genere che esiste nel sonno e nel riposo è un fenomeno studiato da tempo. Una ricerca del 2013 aveva rilevato che le donne avrebbero bisogno di dormire in media 11 minuti in più rispetto agli uomini, molto probabilmente perché la loro qualità del sonno è più bassa e potrebbero dunque aver bisogno di compensare il riposo perso. Ma cosa porta a questo tipo di divario?
A incidere sulla qualità del sonno ci sono questioni biologiche, come le fluttuazioni ormonali legate al ciclo mestruale e fasi specifiche della vita tra cui gravidanza, post-partum e perimenopausa, che possono alterare i ritmi circadiani. Durante la perimenopausa, ad esempio, molte donne lamentano sonno interrotto e scarso riposo: può risultare più difficile riuscire ad addormentarsi e restare in uno stato di sonno profondo, ma anche le sudorazioni notturne possono incidere sulla qualità del riposo.
Poi ci sono le responsabilità familiari e di cura ancora mal distribuite: il carico mentale che ne deriva incide fortemente sulla capacità di riposare delle donne. Come ha spiegato al quotidiano spagnolo EL PAÍS María José Aróstegui, psicologa e membro della Sociedad Española de Sueño, lo stress dovuto al lavoro di cura è centrale nel divario di genere legato al sonno: preoccuparsi del lavoro, della salute della famiglia e delle finanze mantiene il cervello in uno stato di ipervigilanza.
Questo stato dipende non solo dall’affaticarsi nel fare costantemente qualcosa relativo alla cura, dalle faccende domestiche ad accompagnare i figli a scuola fino alla prenotazione di visite mediche per tutta la famiglia, ma anche dalla responsabilità di dover programmare e tenere tutto a mente. A questo proposito, Aróstegui ha spiegato che vari studi hanno già dimostrato che le donne, assumendo il ruolo di guardiane in casa, mantengono questa vigilanza anche durante il sonno, il che compromette il loro riposo.
Un riposo frammentato e incostante, però, non è senza conseguenze. Stanchezza costante, disturbi di concentrazione e memoria, aumento del rischio di sviluppare sintomi depressivi e irritabilità sono alcuni degli effetti della deprivazione di sonno. Quando poi l’insonnia diventa cronica, aumenta anche il rischio di ipertensione, infarto, patologie cardiovascolari e disturbi psichiatrici.
Per questa ragione è importante tenere conto del modo in cui pressioni e tensioni quotidiane condizionano in maniera differente i generi, per poter affrontare in modo efficace i crescenti problemi di sonno e i disturbi che ne possono derivare, e ridurre un altro divario di genere che compromette la salute e il benessere delle donne.



