Il pollo è diventato la proteina più popolare negli Stati Uniti, superando di gran lunga qualsiasi altra carne. Il consumo è passato da 12,7 chilogrammi pro capite nel 1960 a ben 44,2 chilogrammi nel 2020. Gran parte di questo successo è dovuto alla percezione del pollo come proteina magra, con meno calorie rispetto al manzo e con minori rischi per la salute. Ma questa reputazione è davvero meritata?

All’inizio del ventesimo secolo, il pollo veniva consumato principalmente in primavera, dopo la schiusa delle uova. Il suo consumo divenne più comune durante la Seconda Guerra Mondiale, quando manzo e maiale erano razionati. Tuttavia, fu solo negli anni Cinquanta e Sessanta, con l’industrializzazione della produzione di carne e la selezione genetica dei polli per aumentare la proporzione di petto, la parte più richiesta, che il pollo entrò stabilmente nella dieta americana quotidiana.

Il pollo è davvero un’opzione sana?

Nello stesso periodo si consolidò l’idea che il pollo fosse un’opzione proteica sana e magra, spinta dalle preoccupazioni dei consumatori per i grassi saturi e il colesterolo. La concentrazione dell’industria in poche grandi aziende produttrici e i sussidi governativi lo resero inoltre un’alternativa più economica.

Dal punto di vista nutrizionale, la carne di pollo contiene effettivamente meno grassi saturi rispetto alle carni rosse come manzo o maiale, specialmente se la pelle viene rimossa e a seconda del metodo di cottura. Ha anche meno calorie per porzione: il petto di pollo fornisce circa 122 calorie per 15,8 grammi, rispetto al filetto di manzo che ne contiene quasi 180 per la stessa quantità. È considerata ricca di proteine, niacina, selenio e fosforo.

Tuttavia, i costi ambientali dell’appetito americano per il pollo come fonte proteica economica sono elevati. L’industria avicola statunitense produce quasi 59 miliardi di chilogrammi di emissioni di CO2 ogni anno, equivalenti a quelle di oltre 12,3 milioni di automobili. Questo calcolo tiene conto dei gas serra emessi per coltivare i mangimi, quelli derivanti dalla lavorazione e dagli escrementi dei polli stessi. Il letame di pollo inquina inoltre i corsi d’acqua, rappresentando un altro modo in cui l’industria danneggia l’ambiente.

La stragrande maggioranza dei polli allevati per il consumo vive in condizioni affollate e stressanti, con una vita che dura appena 47 giorni. La maggior parte di loro viene fatta crescere così rapidamente e in modo così sproporzionato da non riuscire nemmeno a stare in piedi.

Piatto di pollo.
Piatto di pollo. Fonte: freepik.com

Lo studio sul colesterolo

Ma la carne di pollo è abbastanza salutare da giustificare il suo status di proteina così popolare? Secondo uno studio pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition, sia la carne rossa che quella bianca aumentano il colesterolo LDL, noto come colesterolo cattivo, più o meno nella stessa misura. Le opzioni proteiche a base vegetale, al contrario, non lo fanno, rendendo il pollo una scelta non proprio salutare per il cuore.

Ulteriori preoccupazioni riguardano le sostanze cancerogene associate al pollo, in particolare il cancerogeno PhIP, riconosciuto a livello federale e collegato al cancro al seno, alla prostata e ad altri tipi di tumore. Questo composto è stato rilevato in tutti i campioni di pollo grigliato testati per uno studio pubblicato nel 2008.

Secondo una ricerca pubblicata nel 2017, la carne di pollo è responsabile del maggior numero di focolai di malattie trasmesse dagli alimenti. Le infezioni da campylobacter e salmonella, causate da batteri presenti nel pollo, sono in aumento. I polli vengono inoltre alimentati regolarmente con antibiotici e sono i maggiori consumatori di questi farmaci sul pianeta. Questo contribuisce alla resistenza agli antibiotici negli esseri umani e alla potenziale nascita di superbatteri che potrebbero rendere obsoleti gli antibiotici per il trattamento delle infezioni.

Le alternative vegetali al pollo

Considerando tutti questi fattori, potrebbe essere il momento di valutare alternative a base vegetale per sostituire il pollo nella dieta. Con profili di sapore e consistenza simili, il pollo vegano offre un contenuto proteico paragonabile ma è privo di colesterolo, antibiotici, escherichia coli e altre minacce per la salute. Inoltre, questi prodotti sono ricchi di fibre, completamente assenti negli alimenti di origine animale.

Il mercato delle alternative vegetali è cresciuto molto anche in Italia e oggi offre diverse opzioni che imitano il pollo in modo sempre più convincente. Tra i marchi più diffusi si trovano Valsoia, che propone nuggets e cotolette a base di soia facilmente reperibili nei supermercati, e Heura, con nuggets e straccetti vegetali ricchi di proteine e vitamina B12. Beyond Meat è presente con nuggets e bocconcini “chicken-style” pensati per replicare gusto e consistenza del pollo, mentre Garden Gourmet offre alternative come filetti e strisce vegetali simili al pollo. A questi si affiancano anche realtà europee come Planted e Green Mountain, con bocconcini e “chicken chunks” sempre più diffusi anche nei negozi specializzati.

Con risultati migliori per il pianeta, la salute umana e gli animali, insieme a un mercato in crescita di alternative vegetali, non è mai stato così facile rinunciare al pollo senza rinunciare al gusto.

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