Bere quattro o più drink in una sola serata, anche se accade solo occasionalmente e per il resto del mese si rimane astemi, potrebbe danneggiare il fegato molto più di quanto si pensasse in passato. È quanto emerge da un recente studio statunitense che ha analizzato i dati di circa 8.000 adulti, concentrandosi in particolare su persone affette da una patologia epatica che interessa circa un adulto su tre.

La ricerca, pubblicata sulla rivista Clinical Gastroenterology and Hepatology, ha evidenziato che le persone con steatosi epatica metabolica (nota come MAFLD in Australia e MASLD negli Stati Uniti) che riferivano episodi occasionali di consumo intensivo di alcol avevano una probabilità tre volte maggiore di sviluppare fibrosi epatica avanzata rispetto a chi assumeva la stessa quantità di alcol distribuita nel corso del mese.

Una persona che riempie bicchieri di bevanda alcolica (fonte: FreePik)
Una persona che riempie bicchieri di bevanda alcolica (fonte: FreePik)

Brian Lee, epatologo dell’Università della California del Sud e autore principale dello studio, ha spiegato che l’obiettivo era rispondere a una domanda precisa: “A parità di quantità di alcol, cambia qualcosa se lo si consuma in modo concentrato o distribuito nel tempo?”. La risposta, secondo i risultati, è chiara: concentrare il consumo – come spesso avviene nel fine settimana- è molto più dannoso per il fegato rispetto a una distribuzione più equilibrata.

La steatosi epatica metabolica è una condizione cronica caratterizzata da un accumulo eccessivo di grasso nelle cellule del fegato. È frequentemente associata a obesità, diabete di tipo 2, ipertensione e livelli elevati di colesterolo. Un tempo definita “fegato grasso non alcolico”, rappresenta oggi la forma più diffusa di malattia epatica cronica negli Stati Uniti, con una prevalenza simile anche in Australia.

I ricercatori hanno utilizzato dati raccolti tra il 2017 e il 2023 nell’ambito della National Health and Nutrition Examination Survey, confrontando individui con MASLD che dichiaravano episodi mensili di consumo intensivo con altri soggetti simili per età, sesso e condizione clinica, ma che assumevano la stessa quantità di alcol in modo più diluito nel tempo.

Per “consumo intensivo episodico” si intende l’assunzione di almeno quattro drink in un’unica occasione per le donne e cinque per gli uomini. Circa il 15,9% dei partecipanti con MASLD ha riferito episodi di questo tipo almeno una volta al mese. In questo gruppo, il rischio di fibrosi epatica avanzata risultava quasi triplicato, con una probabilità aumentata di circa il 70% di presentare segni iniziali di cicatrizzazione rispetto a chi non aveva mai avuto episodi simili.

Amici che bevono (fonte: FreePik)
Amici che bevono (fonte: FreePik)

La fibrosi epatica avanzata consiste in una grave cicatrizzazione del fegato e rappresenta uno stadio che precede patologie più serie, tra cui la cirrosi e il carcinoma epatico. Il tessuto cicatriziale può compromettere progressivamente la funzionalità dell’organo, fino a causare insufficienza epatica e complicazioni potenzialmente fatali. Nello studio, circa il 24% dei soggetti con episodi di consumo intensivo mostrava segni di danno epatico, contro il 15,6% di chi non li riportava.

Nathan Connelly, epatologo di Melbourne non coinvolto nella ricerca, ha definito i risultati rilevanti, pur evidenziando alcune limitazioni. In particolare, i dati sul consumo di alcol si basavano su autodichiarazioni, spesso poco precise, e non consideravano altri fattori comportamentali, come il consumo di cibi ultra-processati, che potrebbero essere associati al binge drinking.

Un ulteriore limite riguarda il fatto che le valutazioni del fegato si basavano su una singola scansione, senza un monitoraggio nel tempo. Secondo Connelly, analisi longitudinali sarebbero necessarie per ottenere un quadro più accurato. Tuttavia, ha sottolineato che i risultati sono comunque sufficientemente solidi da giustificare una maggiore attenzione clinica non solo alla quantità totale di alcol consumata, ma anche alle modalità di consumo.

Il motivo per cui bere grandi quantità in una sola occasione risulta più dannoso è legato alla capacità del fegato di metabolizzare l’alcol. Come spiegato da Lee, l’organo necessita di tempo per elaborarlo: un’assunzione massiccia in un breve periodo ne sovraccarica le funzioni, aumentando infiammazione e rischio di danno cellulare, che nel tempo può evolvere in cicatrizzazione.

Un aspetto particolarmente insidioso della MASLD è che spesso rimane asintomatica. Molti pazienti scoprono di esserne affetti solo in seguito a esami di routine. Come osserva Bubu Banini della Yale School of Medicine, è sufficiente una minima porzione di fegato funzionante per non avvertire sintomi, anche in presenza di una malattia avanzata.

Secondo Jacob George, ricercatore dell’Università di Sydney, la diffusione della steatosi epatica è destinata ad aumentare significativamente nei prossimi anni. Le stime indicano che entro il 2040 potrebbe colpire tra il 40% e il 50% della popolazione australiana. Tra le cause principali vi sono lo stile di vita moderno, la sedentarietà, lo stress e il consumo crescente di alimenti ultra-processati.

I dati dell’ultimo National Health Survey australiano mostrano inoltre che oltre un adulto su quattro supera le linee guida sul consumo di alcol, con una prevalenza maggiore tra uomini e giovani. George sottolinea l’importanza di essere consapevoli non solo della quantità, ma anche delle modalità di consumo.

Lee definisce i risultati dello studio un vero e proprio “campanello d’allarme”. L’invito rivolto sia ai professionisti sanitari sia al pubblico è di considerare i modelli di consumo di alcol, non solo il totale ingerito. La raccomandazione resta la moderazione – o idealmente l’astensione – soprattutto per la salute del fegato. Se si sceglie di bere, distribuirne l’assunzione nel tempo è decisamente meno rischioso.

Una nota positiva riguarda la capacità del fegato di rigenerarsi, soprattutto nelle fasi iniziali della malattia. Ridurre o eliminare il consumo di alcol può portare a miglioramenti significativi e, in alcuni casi, a una completa regressione del danno. L’accumulo di grasso può diminuire già nel giro di poche settimane, mentre la cicatrizzazione richiede tempi più lunghi e potrebbe non essere sempre completamente reversibile.

Infine, George ricorda che l’alcol non è l’unico fattore di rischio. Uno stile di vita sano resta fondamentale: attività fisica regolare, alimentazione equilibrata e gestione dello stress possono fare una grande differenza per la salute metabolica e del fegato. Anche semplici abitudini, come alzarsi e muoversi qualche minuto ogni ora durante il lavoro sedentario, possono contribuire in modo significativo al benessere generale.

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