Quando le temperature si fanno rigide e scendo vertiginosamente, torna puntuale una delle espressioni più utilizzate della lingua italiana: fa un freddo cane. La pronunciamo quasi automaticamente quando usciamo di casa e veniamo colpiti dal gelo, quando trascorriamo ore in strada o semplicemente quando vogliamo descrivere un clima particolarmente rigido. Ma quanti conoscono davvero l’origine di questo modo di dire così radicato nel nostro linguaggio quotidiano?

La risposta, purtroppo, non è per niente piacevole e ci riporta a una consuetudine del passato che oggi considereremmo inaccettabile. L’espressione, infatti, affonda le sue radici in un’epoca in cui il rapporto tra esseri umani e cani era profondamente diverso da quello attuale.

Oggi il cane vive nelle nostre case, considerato a tutti gli effetti un membro della famiglia, al riparo dal freddo e dalle intemperie, riscaldato da cucce confortevoli e calde in memory foam. Ma nei secoli scorsi la situazione era radicalmente opposta: i cani venivano tenuti incatenati fuori casa, con il compito di fare la guardia o per evitare che portassero all’interno dell’abitazione pulci, zecche ed eventuali malattie.

Durante l’inverno, quindi, il povero animale era costretto a sopravvivere al gelo della notte, completamente esposto alle intemperie perché non considerato degno di entrare in casa. Da questa pratica crudele nasce l’espressione del freddo cane, un freddo talmente intenso da essere insopportabile per tutti, tranne che per i cani, che dovevano necessariamente resistere perché lasciati fuori dalle abitazioni.

Un cane al caldo davanti al camino
Un cane al caldo davanti al camino – Fonte: Unsplash

Ma è davvero possibile che un cane possa sopravvivere senza conseguenze alle intemperie di una notte invernale? La risposta è no. Anche se dotati di pelliccia, soffrono comunque per le temperature basse e subiscono gravi conseguenze da un’esposizione prolungata al freddo, esattamente come gli esseri umani.

A dimostrarlo in modo scientifico è stato il veterinario americano Ernie Ward, che ha condotto un esperimento tanto coraggioso quanto illuminante. Per provare quanto possa essere pericoloso lasciare il proprio cane alle intemperie per lungo tempo, il dottore ha trascorso un’intera notte invernale fuori di casa, dentro una cuccia per cani.

Ward si è equipaggiato con tute termiche, cappello e guanti per riprodurre la presenza della pelliccia canina, portando con sé un termometro e una sveglia per monitorare le condizioni durante l’esperimento. All’inizio della notte, il termometro segnava -4°C, ma nel giro di poche ore la temperatura è scesa a -7°C.

In brevissimo tempo, il veterinario ha iniziato a perdere la sensibilità prima di mani e piedi e poi delle gambe e delle braccia. La sua temperatura corporea è passata dai normali 37°C a soli 33°C, una condizione di ipotermia potenzialmente pericolosa.

La conclusione dell’esperimento, dunque, è inequivocabile: se fa troppo freddo per noi umani, fa freddo anche per i nostri amici a quattro zampe. Certo, esistono razze canine predisposte geneticamente a resistere alle temperature estreme, ma la maggior parte dei cani che vivono nelle nostre case non riescono a tollerare temperature troppo basse senza conseguenze sulla loro salute.

L’espressione fa un freddo cane, quindi, è un retaggio linguistico di un passato in cui gli animali domestici non ricevevano le cure e l’attenzione che ora consideriamo normali. Oggi, fortunatamente, la sensibilità verso il benessere animale è profondamente cambiata. Sappiamo che i nostri cani meritano calore, protezione e comfort, esattamente come ogni membro della famiglia. L’inverno può essere una stagione difficile anche per loro, e sta a noi garantire che non debbano mai sperimentare davvero quel freddo da cui l’espressione prende il nome.

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