Il farmaco antivirale GS-441524, essenziale per la cura della Peritonite infettiva felina, è finalmente disponibile nelle farmacie italiane. L’annuncio ufficiale è arrivato dal sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato durante un intervento alla Camera dei Deputati, in risposta ad alcune interrogazioni parlamentari sulla difficoltà di reperimento di questo principio attivo salvavita.

La notizia rappresenta una svolta per i proprietari dei circa 12 milioni di gatti che vivono nelle famiglie italiane, secondo i dati del rapporto Assalco-Zoomark. Fino a pochi mesi fa, infatti, molte persone disperate cercavano di procurarsi il farmaco attraverso canali alternativi su internet o al mercato nero, pur di salvare i loro animali da una malattia particolarmente grave e letale.

Il sottosegretario Gemmato ha spiegato che, a seguito delle segnalazioni relative alle difficoltà di reperimento, è stato verificato che dal mese di gennaio la sostanza risulta disponibile presso fornitori nazionali. Le farmacie possono ora ordinarla per l’allestimento delle preparazioni magistrali, previa prescrizione veterinaria tramite ricetta elettronica.

La Peritonite infettiva felina è una malattia virale ad alta prevalenza e ad alto tasso di mortalità, causata da un alfa-coronavirus che colpisce i gatti, specialmente in ambienti ad alta densità felina. Per lungo tempo ha destato forte preoccupazione nella comunità scientifica e tra i proprietari di animali, a causa dell’assenza di trattamenti veterinari specifici né autorizzati né in corso di autorizzazione per l’immissione in commercio a livello nazionale o presso l’Agenzia europea per i medicinali.

Il percorso che ha portato a questa disponibilità è iniziato a giugno 2025, con una prima circolare governativa che aveva anticipato l’applicazione del regolamento europeo 2024/1973 del 18 luglio 2024, la cui piena efficacia decorrerà dall’8 agosto 2026. In quella fase era stato autorizzato, esclusivamente per il trattamento della Fip, l’impiego del remdesivir contenuto nel medicinale per uso umano Veklury, lo stesso farmaco che ha avuto notorietà durante la pandemia da Covid-19.

Primo piano di un gatto
Primo piano di un gatto – Fonte: Unsplash

Successivamente, sulla base di ulteriori approfondimenti scientifici e delle evidenze disponibili in letteratura, con una circolare dell’ottobre 2025 è stata estesa la possibilità terapeutica anche al GS-441524, metabolita attivo del remdesivir. Questa sostanza presenta rilevanti vantaggi clinici e organizzativi rispetto al remdesivir, in quanto consente l’allestimento di preparazioni magistrali per somministrazione orale, a differenza del remdesivir utilizzabile esclusivamente per via endovenosa.

Entrambe le circolari consentono ai veterinari di utilizzare farmaci in deroga, in assenza di preparati veterinari autorizzati, e di ricorrere in via eccezionale e sotto la propria responsabilità a medicinali per uso umano o a preparazioni magistrali. Nel mese scorso la Federazione Nazionale degli Ordini dei Veterinari Italiani ha promosso specifiche attività formative rivolte ai professionisti del settore, mentre la Società italiana dei farmacisti preparatori sta elaborando un protocollo operativo nazionale per l’allestimento delle preparazioni magistrali a base di GS-441524, accompagnato da un apposito percorso formativo per i farmacisti.

Sulla vicenda è intervenuta anche Michela Vittoria Brambilla, deputata di Noi Moderati e presidente dell’Intergruppo parlamentare per i diritti degli animali, che ha giudicato pienamente soddisfacente l’intervento del sottosegretario Gemmato. La parlamentare ha però colto l’occasione per chiedere al governo una svolta sulle politiche relative ai farmaci veterinari, i cui prezzi rappresentano ormai per i proprietari di animali d’affezione un peso difficilmente sostenibile.

Secondo Brambilla, il caso del farmaco anti-Fip è esemplare e dimostra quanto sia fondamentale per le istituzioni rivedere nel complesso la materia. La liberalizzazione dei prezzi introdotta nel 1992 ha portato alla paradossale situazione attuale, con le spese per le cure degli animali raddoppiate in meno di nove anni, fino a raggiungere 1,2 miliardi di euro nel 2024. I farmaci destinati agli animali possono arrivare a costare dieci volte più dell’equivalente umano con il medesimo principio attivo.

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