Quando si pensa agli uccelli, vengono in mente animali leggeri, eleganti e soprattutto innocui. Eppure non è sempre così: in natura esistono specie che, in particolari circostanze, possono diventare pericolose anche per l’uomo. Il casuario meridionale ha conquistato il titolo di “uccello più pericoloso del mondo” nel Guinness dei primati, grazie a due decessi documentati e a caratteristiche fisiche davvero impressionanti. Ma i dati raccontano una realtà diversa da quella che ci si potrebbe aspettare.

Con un’altezza che può arrivare a un metro e settanta, una velocità massima di 50 km/h e una capacità di salto fino a due metri dal suolo, i casuari sono creature leggendarie. Possono pesare fino a 80 kg e hanno artigli affilati che raggiungono i 13 cm di lunghezza. Il potente calcio, che consente loro di difendersi dai predatori, può rompere ossa, danneggiare organi interni e persino essere letale. La cresta ossea detta casco, che si trova sulla testa del casuario, è una delle sue caratteristiche che più ricordano i dinosauri: osservare questi uccelli è un po’ come avere una macchina del tempo.

Allen Sheather, membro del Cassowary Recovery Team di Rainforest Rescue, ha avuto numerosi incontri con i casuari e, dopo oltre 30 anni di lavoro con questi enormi uccelli, ritiene che li abbiamo completamente fraintesi. Una volta un casuario si è avvicinato a lui mentre era accovacciato, intento a lavorare alla sua casa in Australia. L’uccello si limitò a guardarlo, raccolse alcuni frutti lì vicino e se ne andò. Sono uccelli molto curiosi, spiega Sheather, e questa curiosità può essere interpretata erroneamente come aggressività.

Un casuario (fonte: comeconservare.it)
Un casuario (fonte: comeconservare.it)

Da cronaca documentata i casuari hanno ucciso solo due persone: un adolescente australiano nel 1926, dopo aver colpito un casuario con una mazza, e un uomo in Florida nel 2019, colpito da un casuario che teneva in cattività. Uno studio condotto da Gregory Kofron nel 1999 ha analizzato oltre 150 attacchi di casuari agli esseri umani nel Queensland, in Australia. La maggior parte degli incidenti è avvenuta mentre gli uccelli difendevano il cibo, i loro pulcini o le uova, oppure quando erano messi alle strette. Nel 75% dei casi le persone avevano precedentemente dato da mangiare agli uccelli.

Questi casuari associano le persone al cibo, e questo può modificare il loro comportamento naturalmente timido, portandoli a inseguire persone e automobili o ad avvicinarsi alle case con l’aspettativa di essere nutriti. Tra il 1926 e il 1999 sono stati registrati circa 150 aggressioni contro esseri umani e nella maggior parte dei casi si è trattato di cariche intimidatorie o reazioni difensive, mentre solo una piccola percentuale ha coinvolto calci potenzialmente letali.

In Italia il casuario non vive allo stato selvatico: la specie è presente esclusivamente in alcuni parchi zoologici e strutture autorizzate, come il Bioparco di Roma o il Parco Natura Viva di Bussolengo, all’interno di programmi di conservazione. Le misure di sicurezza adottate, quali recinzioni, distanze obbligatorie e divieti di alimentazione, hanno finora impedito qualsiasi incidente grave e non esistono casi documentati in Italia di attacchi ai visitatori.

Se il casuario colpisce per l’aspetto, lo struzzo sorprende per le statistiche. Si tratta del più grande uccello vivente: può superare i 140 chili di peso e raggiungere velocità particolarmente elevate. I suoi calci, estremamente potenti, rappresentano il vero fattore di rischio. Negli anni Settanta, in Sudafrica, si registravano in media due o tre morti umane all’anno legate a interazioni con struzzi, soprattutto negli allevamenti. A differenza del casuario, lo struzzo vive spesso a stretto contatto con l’uomo, ed è proprio questa vicinanza a renderlo statisticamente più pericoloso. Non è un animale aggressivo per natura, ma la frequenza delle occasioni di contatto aumenta la probabilità di incidenti gravi.

I coccodrilli uccidono circa 1.000 persone all’anno, mentre gli ippopotami ne uccidono circa 500, rispetto alle 2 vittime registrate dal 1926 per quanto riguarda i casuari. Come sottolinea Todd Green, paleontologo del New York Institute of Technology, i casuari hanno gli strumenti per causare molti danni, ma se li rispetti e rispetti il loro spazio, è molto improbabile che diventino un problema.

Tra questa specie, è il padre che cova le uova ed è spesso l’unico genitore che si prende cura dei pulcini. Durante l’incubazione delle uova il padre lascia raramente il nido e, dopo la schiusa, trascorre fino a 18 mesi con i pulcini. I casuari sono padri protettivi e proattivi, si può dire che siano i padri più devoti in natura.

Oltre al casuario e allo struzzo, esistono molte altre specie di uccelli che, in situazioni specifiche, possono causare ferite. La poiana codarossa, uno dei rapaci più comuni del Nord America, durante la stagione della nidificazione può diventare molto aggressiva: se qualcuno si avvicina troppo al nido, può attaccare in picchiata con artigli affilati capaci di provocare lacerazioni profonde. Il gufo delle nevi abita le regioni artiche e la tundra, dove difende il nido con grande determinazione, attaccando in silenzio e senza alcun avvertimento, colpendo direttamente il volto e gli occhi.

Il gipeto barbuto, presente anche sulle Alpi, è noto per una tecnica di alimentazione molto particolare: lascia cadere ossa da grandi altezze per romperle. Sebbene non attacchi direttamente le persone, la caduta accidentale di ossa può rappresentare un rischio per escursionisti e alpinisti. L’allocco barrato, diffuso in Nord America, è famoso per attacchi improvvisi e silenziosi durante la difesa del territorio, colpendo la testa delle persone che passano vicino al nido.

La strolaga maggiore è un uccello acquatico dall’aspetto elegante che può diventare pericolosa in acqua: il suo becco lungo e appuntito viene usato come una vera e propria lancia per difendersi. In circa venticinque anni sono state confermate tre morti umane, avvenute durante interazioni molto ravvicinate in acqua. Il cigno reale, comune in laghi e parchi urbani, è spesso sottovalutato: durante il periodo riproduttivo diventa estremamente territoriale e le sue ali molto robuste possono colpire con forza sufficiente a provocare fratture, soprattutto alle braccia.

Una gazza australiana (fonte: comeconservare.it)
Una gazza australiana (fonte: comeconservare.it)

In Australia la gazza australiana è tristemente famosa per i suoi attacchi durante la nidificazione. In primavera, quando arriva il periodo di nidificazione, le gazze australiane diventano molto aggressive per proteggere il loro nido. Se riconoscessero un essere umano come una minaccia, lo attaccherebbero senza paura, e poiché il loro habitat comprende aree residenziali come strade e parchi, gli incontri ravvicinati non sono rari.

I casuari non sono sempre stati denigrati o hanno avuto cattiva reputazione. La loro presenza è ampiamente rappresentata nella mitologia dei gruppi indigeni della Nuova Guinea, in cui sono spesso raffigurati come eroi delle storie, come dimostrano alcuni reperti risalenti a 9.000 anni fa. Questi maestosi uccelli mantengono in vita interi ecosistemi forestali in Oceania disperdendo i semi. Secondo gli esperti, i casuari non sono naturalmente aggressivi, nonostante la loro anatomia possa farli sembrare temibili.

Stabilire quali siano davvero gli uccelli più pericolosi non significa affidarsi semplicemente alla cattiva fama o all’aspetto impressionante: la pericolosità viene valutata attraverso criteri concreti quali il numero di attacchi documentati, le morti umane confermate, la forza fisica, la velocità e le caratteristiche anatomiche, come artigli o becchi. Questo approccio basato sui dati permette di superare impressioni, dicerie e cattiva reputazione e di capire davvero dove risiede il rischio. Gli ambientalisti temono che concentrarsi sul potenziale aggressivo dei casuari contribuisca a oscurare la loro importanza per la scienza, la storia e gli ecosistemi, influendo negativamente sul futuro della specie.

Condividi.