Per molti italiani l’inizio della primavera resta legato al 21 marzo. È una data simbolica, imparata a scuola e rimasta nell’immaginario collettivo. Ma da quasi vent’anni non corrisponde più alla realtà astronomica. Oggi, infatti, l’equinozio di primavera cade quasi sempre il 20 marzo e, in alcuni anni, può anticipare addirittura al 19.

Non è un cambiamento recente né casuale. Dietro questo spostamento ci sono i meccanismi del cielo e il modo in cui abbiamo costruito il nostro calendario. L’equinozio di primavera, infatti, è il momento in cui il Sole attraversa l’equatore celeste, passando dall’emisfero sud a quello nord. In quell’istante, la luce è distribuita in modo quasi uguale tra i due emisferi e giorno e notte hanno una durata molto simile, anche se non perfettamente identica, a causa della rifrazione atmosferica.

Un punto importante: l’equinozio non è un giorno intero, ma un istante preciso. Può verificarsi a qualsiasi ora, di notte o di giorno ed d è proprio questo a determinare la data in cui cade. A regolare le stagioni, infatti, non è la distanza della Terra dal Sole, come spesso si pensa, ma l’inclinazione dell’asse terrestre, di circa 23,5 gradi. Questa cambia l’angolo con cui i raggi solari colpiscono la Terra durante l’anno, dando origine alle stagioni.

Fiori di ciliegio
Fiori di ciliegio – Fonte: Unsplash

Ma allora perché la data cambia?

La risposta sta nel calendario gregoriano. L’anno solare, o anno tropico, dura circa 365,2422 giorni, mentre il nostro calendario ne conta 365, con un giorno in più negli anni bisestili. Il sistema è molto preciso, ma non perfetto. Gli anni secolari, come il 2100, non sono bisestili, a meno che non siano divisibili per 400, e questo crea piccoli aggiustamenti nel tempo. È proprio questa differenza a far slittare l’equinozio, che oggi cade il 20 marzo e, più raramente, il 19.

Per trovare un equinozio il 21 marzo bisogna tornare al 2007: è stata l’ultima volta. E per rivederlo bisognerà aspettare il 2102, quando però sarà solo un caso isolato. Questo significa che molte generazioni non vedranno mai la primavera iniziare il 21 marzo. Eppure quella data non è nata per caso. Quando nel 1582 papa Gregorio XIII introdusse il calendario gregoriano, uno degli obiettivi era proprio fissare l’equinozio al 21 marzo, come stabilito dal Concilio di Nicea nel 325 d.C. per calcolare la Pasqua.

Per riuscirci, vennero eliminati dieci giorni in un colpo solo: dopo il 4 ottobre si passò direttamente al 15 ottobre 1582. La correzione funzionò, ma non poteva essere perfetta per sempre. Con il passare dei secoli, anche il calendario gregoriano accumula un piccolo scarto. E così l’equinozio ha iniziato lentamente ad anticipare. In fondo, non è un errore. È semplicemente il risultato del tentativo umano di adattare i ritmi perfetti dell’universo a un sistema pratico per organizzare il tempo.

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